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Smile a pezzi è un gioco che tratta di uno dei temi forse più difficili eppure centrali, che spesso è fonte di dolore e anche precursore a volte di dinamiche autodistruttive.

La mancanza viene messa in scena e presentata come costante, come connaturata alla condizione umana. Pertanto come qualcosa con cui imparare a convivere con serenità. La dinamica amorosa è stata scelta come oggetto della mancanza per la sua valenza universale. Essa è in grado di farci sentire completati e di riempire quel vuoto, ma allo stesso tempo ci rende dipendenti da essa.

Quando quel vuoto si ripresenta, per via di una rottura o di una perdita, ecco che improvvisamente quel vuoto si presenta e con forza. Quindi possiamo essere tentati di compensarlo, di riempirlo con qualcosa di artificiale, di non autentico, di illusorio, che come l’amore ci rende dipendenti ma il cui effetto consolatorio svanisce velocemente.

Pensa positivo!

Prova a guardare il lato oscuro della luna, lì c’è un’ombra, un vuoto, che può liberare l’immaginazione, la creatività, la possibilità. Pensare positivo significa anche saper giocare con la propria capacità negativa, cioè provare a non rifuggire la mancanza ma riconoscerla come proprio spazio abitabile.

Lo Smile è fatto di tanti pezzi, quindi può andare a pezzi; quando hai perso un pezzo prova a dare voce all’opportunità di trovare nuovi pezzi. Pensa positivo dando corpo a nuove interdipendenze: fai una storia cercando insieme a chi ti è vicino, ascoltando ciò che vede chi è seduto di fronte a te. Pensare positivo significa scoprire che anche litigare fa bene.

Il gioco è dedicato all’idea di vedere nella mancanza uno spazio aperto all’accoglienza: questo gioco ha una valenza esplicativa cioè nella logica del “Fare Storie”, il metodo di Ferruccio Marcoli per prevenire i disturbi del pensiero. Si può vedere come, partendo da qualche cosa, sia possibile far emergere altro. Se la metafora serve a spiegare in modo facilmente immaginabile, la metonimia, ovvero lo scambio di nome inteso come l’uso di un termine con un significato diverso da quello abituale, permette la costruzione di una storia proponendo un allargamento di vedute e una disseminazione di punti di vista.

Ad esempio: prova a dare voce ai pezzi che vanno a prendere posto dove il pezzo che c’era si è distaccato, magari puoi scoprire che nel tuo “Fare Storie” la parola mancanza significa libertà e perdita significa nuova possibilità, così, come nella memoria è già successo diverse volte.

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